EXTRACOMUNITARI

E’ successo ieri, di nuovo. Mentre viaggiavo su un vagone della metropolitana, detto per inciso tutt’altro che comodamente, giungeva, involontario quanto fastidioso, il rumore di due tizi che discettavano sui problemi del vivere quotidiano. E dalla bocca di uno di questi due signori è scappata quell’insopportabile parola, extracomunitario. Anzi, extracomunitari al plurale e, rigorosamente, al maschile.

Che brutta parola extracomunitario, oppure, nella sua accezione femminile e meno usata, extracomunitaria. Implica un concetto di esclusione, a ben pensarci, ben più sottile e netto rispetto,


non so, a quello di straniero.

Anche i francesi e i tedeschi sono stranieri anche se in tempi nei quali è facile viaggiare e spostarsi rapidamente ed economicamente facciamo fatica a immaginare come assolutamente diverso da noi un tipo nato a Parigi o Berlino.

Extracomunitario, invece, Termine spesso usato da quegli stessi soggetti che ce l’hanno tanto con l’Europa (intesa come istituzione) di sporchi vessatori burocrati e, che e quindi con malcelata contraddizione, se ne fanno scudo per escludere tutti coloro nati oltre le mura della stessa fortezza Europa.

In fondo, il concetto di extracomunitario oltre ad essere fortemente escludente è anche sottilmente razzista. E sottende un concetto di supremazia occidentale, di superiorità dell’uomo bianco e, possibilmente, eterosessuale. Gli altri, e  le altre, quelli venuti da oltre i confini occidentali sono soltanto dei poveracci incapaci di risollevare le sorti dei loro paesi dai quali, quindi, fuggono come codardi per venire a rompere le scatole a noi occidentali che vorremmo vivere in pace con tutta la nostra opulenza e il nostro benessere.

In passato si usavano parole diverse e, probabilmente, più umane per definire qualcuno arrivato da un lontano più o meno prossimo o distante. Ricordo, ad esempio, il termine forestiero che si ritrova anche in una celebre canzone romana. Se dice che nun è Roma de na vorta, se dice che so’ tutti forestieri, recita una strofa della celebre ‘Fiori trasteverini’. Che continua, poi e in seguito, con un più semo e meglio stamo. Certo dipende sempre dalla compagnia ma è decisamente più umano e includente di quella pessima parola. Extracomunitario, ecco, termine che rivendica l’assurda superiorità dell’uomo bianco, occidentale e, se possibile, eterosessuale.

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