GLI INDIFFERENTI DI LEONARDO GUERRA SERAGNOLI

Gli indifferenti, film uscito nel 2020 del regista Leonardo Guerra Seragnoli, s’ispira liberamente al romanzo di Alberto Moravia. Riprendendone, evidentemente e in larga misura la trama, salvo alcune variazioni soprattutto nel finale. Maria Grazia, ben interpretata da Valeria Bruna Tedeschi, è una donna dell’alta borghesia che per mantenere il suo buon tenore di vita si affida a Leo Musumeci, uomo di dubbi principi morali, che recita il ruolo del suo amante e la mantiene concedendogli prestiti che, tuttavia, gli serviranno per poter, poi, ricattare lei e la sua famiglia. I figli di Maria Grazia, Michele e Carla, sono i veri protagonisti dell’opera. E, proprio sulla loro indole apatica, sul loro sostanziale disinteresse e disincanto esistenziale che si pone l’accento. Nel romanzo e, chiaramente, anche nel film.

Il film s’ispira al romanzo ma ambienta la storia ai giorni nostri. Quasi che certi aspetti comportamentali riguardanti, soprattutto, determinati ambiti sociali non siano profondamente mutati nel tempo. I romanzi di Alberto Moravia hanno spesso ispirato registi televisivi e cinematografici. Relativamente a ‘Gli Indifferenti’, giova ricordare come l’opera di Leonardo Guerra Seragnoli rappresenti la terza trasposizione cinematografica dopo quella di Francesco Maselli datata 1964 e di una miniserie televisiva diretta da Mauro Bolognini. Un film necessariamente lento, tutto ambientato nelle stanze di quell’appartamento che è centrale nella trama del romanzo e, quindi, del film. Le forti incomprensioni tra Leo e Maria Grazia e, soprattutto, il suo feroce scontro con Michele sono originate proprio da quell’appartamento borghese del quale Leo vorrebbe impossessarsi per recuperare il crediti concessi a Maria Grazia. Come il peggiore degli usurai.

Guardando questo film bisogna mettersi comodi e tranquilli e soffermarsi soprattutto sui dialoghi e sul significato di quell’indifferenza della quale Moravia voleva parlare. L’indifferenza peso morto della storia come sostenne Antonio Gramsci, quell’indifferenza dei personaggi del romanzo che, nel film, il regista cerca di rappresentare soprattutto nel finale facendo vestire ai personaggi delle buffe maschere che ne rivelano la sostanziale fragilità e inutilità. Ridotti ad autentici burattini, vittime di quel mondo illusorio fondato sul loro benessere. Anch’esso finto e soltanto apparente.

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