UN ALTRO
GIRO di Tomas Vintemberg (2021)
Ho
apprezzato molto questo film, ‘Un altro giro’ del regista danese Thomas Vintemberg
premiato con un importante riconoscimento, il miglior film straniero, al
Festival di Venezia del 2020.
Quatto
insegnanti di liceo, un po’ depressi dalle loro vita sconclusionate e
routinarie e dall’avanzare degli anni, si ritrovano a discutere su una
singolare teoria di uno psichiatra norvegese, Finn Sharderud secondo cui gli
individui non possono che trarre giovamento da uno stato di alterazione dovuto
all’assunzione di alcolici.
I quattro
prof cominciano a bere, facendo anche riferimento a grandi personaggi del
passato come Ernest Hemingway che consigliava, comunque, di non bere mai dopo
le otto della sera e di Winston Churchill che con la sua proverbiale ironia
diceva, non bevo mai prima di colazione.
L’alcool
sembra restituire ai quattro insegnanti una discreta voglia di vivere e
un’insospettata brillantezza nelle loro lezioni. Con i loro studenti, diventano
più interessanti e spigliati guadagnando la stima a e la simpatia degli stessi.
Chiaramente,
l’assunzione di alcool porta anche a conseguenze poco raccomandabili. Uno dei
protagonisti del film muore proprio a seguito di una cirrosi epatica mentre gli
altri rischiano seriamente di compromettere le loro carriere e le loro
relazioni familiari e sentimentali.
Un film girato dal regista in una situazione assolutamente drammatica. Tomas Vintemberg, infatti ha perso la figlia per un incidente stradale proprio durante le riprese.
Una pellicola che, comunque, oltre gli aspetti necessariamente romanzati e sottilmente surreali, vuol rappresentare non tanto un inno all’alcolismo, patologia assai diffusa ormai in diversi paesi e non soltanto nel nord Europa, ma un vero e proprio inno alla vita. Una vita da affrontare, soprattutto, lasciandosi andare come ben rappresentato nella scena finale, con quel volo liberatorio verso il cielo di Mads Mikelsen, E chi non si è mai lasciato andare nella propria vita magari prendendosi una bella sbronza?

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