IMPICCIARSI
Mentre
viaggiavo su una carrozza della famigerata Metromare, nuova denominazione del
trenino Roma Lido che ha fatto disperare intere generazioni di pendolari,
stipato come una sardina, impossibilitato a leggere il libro riposto nella mia
borsa, nella necessità, divenuta quasi impellenza, di trascorrere, comunque, in
qualche modo quel quarto d’ora infernale, ho avuto la ventura di trovarmi
davanti un paio di signore che guardavano il proprio smartphone.
Che fare, mi
sono chiesto, senza la pretesa di dare soluzioni rivoluzionarie all'esistente
come fece tanti anni fa qual brav'uomo che rispondeva al nome di Vladimir Ilic
Lenin, ma turbato dal semplice dilemma, se buttare un occhio, più o meno
discreto, su quei telefonini, insomma impicciarmi delle cose altrui, o
distogliere lo sguardo consegnandomi a minuti di inedia oltre che di disagio
fisico. La prima che ho detto, ho buttato un occhio, e il mio sguardo
osservatore scopriva che la prima signora mandava un what's up a qualcuno
comunicando di essersi dimenticata le giocate. Quali giocate mi chiedevo,
tendendo a escludere quelle sul calcio (oggi ci sono poche partite e, poi, che
una donna si occupi di calcio è meno probabile, considerazione ovvia anche se
un po’ sessista), propendevo per i numeri al lotto. Devo controllare se escono
il martedì.
L’altra
signora consultava, invece, pagine più interessanti e sul suo profilo facebook
leggeva le riflessioni di un tizio, evidentemente suo amico reale o virtuale,
che denunciava accoratamente la scarsa coscienza e senso di solidarietà di
questi tempi. Una frase mi colpiva, la coscienza di chi arriva dal secolo
scorso… E, quindi, mi chiedevo a chi e cosa si riferisse, forse alla gestione
degli sbarchi e dei migranti, pensavo, con un governo che fa di tutto per far
crepare questa povera gente.
Mi sono
comunque impicciato, e devo dire che è utile per capire meglio il mondo che ci
circonda e, come nel caso del commento del tizio letto da uno schermo di uno
smartphone, per darsi un po’ di speranza.
Poi il treno è arrivato alla stazione di Tor di Valle dove ci sono alcune scuole e si è leggermente svuotato. Ho potuto prendere il mio libro, Ufo 1978 di Wu Ming II, ho aperto pagine che riguardavano i giorni del rapimento di Aldo Moro. A quel tempo non c’erano smartphone e per impicciarsi bisognava solo scendere in strada. Ascoltare la gente, leggere le scritte sui muri o udire gli slogan. Uno faceva, si muore di eroina, si muore di lavoro, che cazzo ce ne frega se è morto Aldo Moro. Confesso che mi fa ancora un po’ sorridere nella sua cinica semplicità. Intanto il treno era giunto a Eur Magliana, collegamento con la linea B della metropolitana, altra corsa, altro giro. Al prossimo smartphone.

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