IL PRIMO GIORNO DELLA MIA VITA di Paolo Genovese
Adattamento
cinematografico del romanzo dello stesso regista Paolo Genovese. Una storia che
ricorda, in qualche modo, quella proiettata sul grande schermo dallo stesso
Genovese qualche anno fa con The Place.
Stavolta troviamo, in una Roma di notte e colpita da una pioggia battente, un uomo misterioso, interpretato da Toni Servillo che raccoglie nella sua Station Wagon quattro persone che, per diversi motivi, hanno deciso di farla finita con la propria vita, di suicidarsi. C’è Arianna (Margherita Buy) travolta dal dramma della scomparsa della figlia adolescente, la giovane ginnasta (Sara Serraiocco) rimasta paralizzata, il motivatore caduto in uno stato di tremenda depressione (Valerio Mastandrea), il bambino (Gabriele Cristini) you tuber che tenta il suicidio ingurgitando un numero spropositato di ciambelle.
A tutti questi viene concessa un’ultima possibilità. Per una settimana vivono in una specie di limbo, quasi sospesi tra la vita e la morte, senza mangiare, bere, dormire, a ripensare sulle proprie e ultime decisioni, a darsi una nuova possibilità. Supportati dall’uomo misterioso, possono ripensare alle ragioni che li hanno spinti a una decisione così estrema e rivalutare la possibilità di continuare a vivere. Riscoprendo quei piaceri che, comunque, la vita, ciascuna vita può offrire. La cosa più interessante in questo film, in troppe parti eccessivamente lento e poco coinvolgente, è rappresentata da alcuni dialoghi e determinati frame. Mi è piaciuto il riferimento alla felicità, meglio, alla nostalgia della felicità che supporta e aiuta quando la stessa condizione sembra persa e inevitabilmente smarrita. Ancora, il riferimento al tempo che, in ogni caso, affievolisce qualsiasi dolore. E il bel dialogo tra la giovane ginnasta e un ragazzo trovato per caso su una panchina di Piazza Vittorio a riflettere sulla provvisorietà e transitorietà della condizione umana. Tra cent’anni tutte queste persone che vediamo in questa piazza non ci saranno più, sostituite da altri esseri umani. Frase anche banale ma che evidenzia la fragilità della condizione umana e, anche, l’unicità di ciascuna vita. Sostituibili ma unici, ecco.
Un film, per conto mio, con una trama assai ambiziosa ma che difetta, come accennavo prima di brillantezza e di capacità di coinvolgere emotivamente lo spettatore. Un buon cast con Valerio Mastandrea nel ruolo di Napoleone, il motivatore depresso, che, probabilmente, poteva essere meglio sfruttato nella sua straordinaria ironia. Non un film completamente disprezzabile, tuttavia godibile anche senza il supporto del grande schermo. Insomma, aspettando qualche programmazione in uno dei tanti network televisivi che trasmettono film.

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