IL PEGGIO DEL PEGGIO
Non ricordo governi amici. Sono sufficientemente stagionato per ricordare, addirittura, i vecchi governi della prima repubblica, quelli a guida democristiana, monocolore o, più frequentemente, con l’appoggio e la partecipazione di altri partiti. Ancora, i primi governi guidati da un presidente non democristiano, il repubblicano Giovanni Spadolini e l’indimenticabile socialista Bettino Craxi passato alla storia, forse con poco acume, più per le presunte ruberie di tangentopoli che per le prime operazioni di macelleria sociale.
Poi, la seconda repubblica, l’avvento di Silvio Berlusconi, anno 1994, che per i più pessimisti segnava l’inizio di un tempo anche peggiore per i gli ottimisti un fuoco di paglia, un brutto fuoco di paglia ma destinato a spegnersi presto.
Nell’alternanza tra centro destra (sempre più a destra) e centro sinistra (sempre meno a sinistra) di questi ultimi decenni, interrotta da qualche governo cosiddetto ‘tecnico’, abbiamo consumato anni ed energie. Ho detestato i governi presieduti da Silvione, criticato aspramente quelli di Romano Prodi, il professore bolognese, e mi sono accanito contro l’iperliberismo di Monti e Draghi.
Ma, mai, ho provato quell’insopportabile senso d’irritazione generato dagli attuali governanti, dalle loro malefatte, dalle loro quotidiane e inquietanti dichiarazioni
Basta aprire un qualsiasi giornale, oggi. C’è il ministro Lorenzo Valditara, un tizio che ha aggiunto all’istruzione il merito (quale merito?) che propone le gabbie salariali per gli insegnanti e la definitiva privatizzazione e aziendalizzazione di una scuola che, secondo i suoi desiderata, dovrebbe essere finalizzata esclusivamente a formare e sfornare nuovi lavoratori precari sempre più sfruttati, meno pagati e meno garantiti.
E, poi, ci sono le politiche sull’immigrazione portate avanti dal ministro dell’interno Matteo Piantedosi già passacarte di Matteo Salvini in un precedente e brutto governo. Piantedosi vuole sgomberare il Mediterraneo dalla presenza delle navi delle O.N.G. che, oltre a salvare vite umane, sono anche testimoni di quel che accade in mezzo al mare. Costringere gli equipaggi di queste navi con il loro carico di migranti recuperati in mare a sbarcare a centinaia di miglia di distanza dai naturali porti della Sicilia è semplicemente un’infamia. Che, forse, meriterebbe un tribunale internazionale, oppure, una presa di coscienza collettiva e una protesta forte e determinata. Una protesta sociale e civile che, speriamo, possa presto travolgere questo governo, forse il peggiore tra i peggiori che abbiamo avuto dal dopoguerra.
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