CONDANNATO A MORTE
In Italia c’è un uomo detenuto nel carcere Bancali di Sassari, militante anarchico che, ormai da settimane, protesta con lo sciopero della fame contro il regime del 41 bis al quale è sottoposto.
Il 41 bis, di fatto, è un’autentica barbarie. I detenuti sono privati di qualsiasi contatto all’interno e con l’esterno del carcere, addirittura privati della possibilità di leggere libri o guardare programmi in TV.
Il 41 bis, previsto inizialmente per i condannati per reati di mafia, i cosiddetti boss, è stato da tempo esteso anche ad altre figure. In regime di 41 bis c’è Desdemona Lioce, una delle esponenti delle cosiddette nuove Brigate Rosse questa forma di tortura è stata disposta anche per Alfredo Cospito condannato, udite udite, all’ergastolo per aver lanciato un petardo in piena notte contro una caserma dei carabinieri a Fossano, provincia di Cuneo.
Occorre immediatamente premettere che questa pena di morte mascherata è stata inflitta dalla precedente ministra della giustizia, Marta Cartabia. E gli attuali governanti non vogliono certo saperne di revocarla nonostante le condizioni sempre più disperate del detenuto che, qualora dovesse proseguire ancora lo sciopero della fame, si condannerebbe a morte sicura.
Eppure, di fronte a questi dati di fatto la risposta del governo presieduto dalla camerata Meloni è stato chiaro. Nessuna resa dello Stato nei confronti dei presunti ricatti di Cospito e degli anarchici protagonisti negli ultimi giorni di qualche colorita manifestazione di protesta, immediatamente enfatizzata dai media sempre proni ai desiderata di chi comanda e di quei giornalisti di cronaca che si limitano a fare il copia e incolla delle veline trasmesse dal questurino di turno.
Si lascia morire un uomo in carcere mentre, paradossalmente, imperversa nel paese il dibattito sulla riforma della giustizia e sulla necessità di essere più garantisti. Ma il garantismo di questa canea di fascisti al governo la conosciamo bene. Il garantismo nei confronti dei loro amici tangentari, corrotti e magari anche un po’ mafiosi. Mentre nei confronti degli altri, quelli che magari finiscono in galera per aver rubato una mela, nessuna pietà. Si chiedeva Fabrizio De Andrè in uno dei suoi pezzi migliori, qual è il crimine giusto per non passare da criminali. Evidenziando un concetto ben preciso e, guarda caso, molto caro agli anarchici. Che la giustizia dello Stato è soltanto uno dei principali strumenti che garantiscono il potere e il dominio delle classi dominanti. E, in fondo è vero che chi crede nella giustizia finirà giustiziato. In fondo e, purtroppo, anche chi non ci crede affatto come l’anarchico Alfredo Cospito condannato a morte dallo Stato italiano, un crimine del quale, un giorno e comunque, la storia chiederà conto. Agli attuali governanti come ai precedenti.
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