QUI RIDO IO di Mario Martone
Davvero un
ottimo film ‘Qui rido io’ di Mario Martone che sarebbe valsa la pena, anche,
guardare al cinema sul grande schermo.
Siamo nella
Napoli della Belle Epoque, i teatri sono sempre pieni e l’incontrastato re del
botteghino è decisamente Eduardo Scarpetta, attore e autore di commedie,
creatore del personaggio di Felice Scosciamocca. Una maschera teatrale che,
dapprima, affianca quella di Pulcinella nelle piece teatrali, quindi e
successivamente, procede in altre commedie, prime fra tutte lo spassosissimo ‘Miseria
e nobiltà’ che, ancora oggi, guardiamo divertiti.
Ho ucciso Pulcinella, si compiace Eduardo Scarpetta, ponendo in risalto come il suo nuovo teatro abbia messo in soffitta il precedente. Un teatro che mischia sapientemente comicità e tragedia calandosi perfettamente nella realtà napoletana.
E’ un
personaggio singolare ed eccentrico Eduardo Scarpetta, nove figli con tre donne
diverse, tre dei quali mai riconosciuti. I celeberrimi Titina, Peppino e,
soprattutto, Eduardo De Filippo destinato a diventare commediografo di fama
mondiale.
Il film, in
particolare, si focalizza su un particolare episodio della vita artistica e
umana di Scarpetta. Questi, quando mise in scena la parodia di un’opera
di Gabriele D’Annunzio, finì trascinato in tribunale dalla Compagnia degli
autori e denunciato per plagio. Contro aveva tutto il mondo artistico e
teatrale dell’epoca anche geloso del suo successo e irretito dal suo teatro
ritenuto, evidentemente, troppo leggero. Dalla sua parte, invece, si schierò il
grande filosofo Benedetto Croce. In tribunale Scarpetta finì per aver ragione,
una sentenza storica che riconobbe che la parodia non poteva considerarsi
plagio. Ma questo successo giudiziario segnò, anche, l’inizio del crepuscolo
dello stesso, grande commediografo napoletano che lentamente ma inesorabilmente
uscì di scena consapevole che il suo teatro era ormai superato da altri generi
di rappresentazione. Addirittura minacciato dal nascente cinematografo. Così
come lui aveva ucciso Pulcinella, altri ed emergenti autori uccidevano lui e il
suo teatro in una ruota che, inevitabilmente, gira.
Film presentato a Venezia 78, due David di Donatello e quattro nomination. Strepitosa l’interpretazione di Toni Servillo nei panni, neanche a dirlo, di Eduardo Scarpetta. Sempre gradevole e melodico il dialetto napoletano che accompagna i dialoghi di un film che consiglio assolutamente di guardare.

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