L'OPPIO DEI POPOLI
Mi piace
guardare le partite di calcio. E negli ultimi anni mi piace soprattutto se non
sono coinvolto emotivamente. Ovvero, se non gioca la mia squadra del cuore,
oppure, qualche altra formazione che per diverse ragioni mi ispira il classico
tifo contro.
Quindi, sto
guardando le partite dei campionati del mondo di calcio. Anche se non c’è la
nazionale italiana, forse con maggior piacere proprio perché non c’è la
nazionale italiana. Posso guardare le partite senza quel fastidioso rumore di
fondo generato dalla retorica nazional popolare che impera proprio quando
l’Italia del calcio gioca i mondiali o gli europei. Lo so, così rischio di
passare per un insopportabile radical ma pazienza.
Certo questi sono campionati del mondo assai particolari. Si giocano d’inverno e si disputano in un paese dove si violano i più elementari diritti umani e civili. Gli stadi e le altre infrastrutture sono stati costruiti con il sangue di poveri operai provenienti, per lo più, dai paesi del sud est asiatico. Privati, oltre che di qualsiasi e più elementare diritto, anche del passaporto per poter scegliere di andarsene a piacimento. Il Quatar è un paese che discrimina le donne e gli omosessuali, un paese ricco che si è di fatto comprato il mondiale. Tutto giusto se non che una certa indignazione appare ipocrita oltre che insufficiente. In fondo il calcio, e più in generale lo sport almeno quello dei grandi eventi, è stato sempre, come diceva povera nonna, una zozzeria. E questo sin dalle origini. Tornando indietro, ma molto indietro, nel tempo, scopriamo che i mondiali del 1934 si disputarono nell'Italia fascista e, per non farsi mancare niente, le Olimpiadi del 1936 furono assegnate alla Germania nazista. Poi, proseguendo a braccio, come dimenticare il mondiale di calcio disputato nell'Argentina dei militari del 1978, le olimpiadi messicane del 1968 con gli studenti ammazzati all'università. E ancora i palloni cucini da bambini sfruttati e senza diritti, i soldi riciclati eccetera eccetera eccetera. Insomma il calcio è una vera e propria latrina con tutto quello che c’è dietro e gli interessi (sporchi) che muove. Però quando l’arbitro fischia e inizia la partita è bello guardarlo. Ed è bello, quando gioca la propria squadra, emozionarsi e pensare che quel tal giocatore che segna e viene sotto la curva lo faccia anche per la gente che lo tifa. Tutte stronzate lo so, ma come dice un mio amico detto er Cicca, io quando vado allo stadio resetto tutto. Ecco, un po’ di fumo agli occhi, non è eticamente corretto ma tant'è. Altrimenti il calcio non sarebbe, come detto da qualcuno ben più illuminato di me, l’oppio dei popoli.
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