SICCITA' di Paolo VIrzi'

Paolo Virzì, ancora sulle orme di grandi maestri del cinema italiano come Risi e Monicelli, cerca ancora una volta di descrivere la realtà italiana con la leggera prosa della commedia.

Ne esce fuori, stavolta, un film quasi surreale e distopico. Siamo a Roma dove non piove da tre anni, il Tevere è diventato un orribile letto di sabbia sporca, le autorità emanano provvedimenti per il razionamento dell’acqua pubblica. Quella privata (?) continua, invece, ad alimentare piscine e resort di lusso. Le manifestazioni di protesta sono guidate da movimenti di estrema destra, il conflitto sociale si riduce a rigurgiti di rancore a sfoghi di soggetti contro altri additati come capri espiatori. Significativa è la scena dei poliziotti che inseguono e maltrattano il malcapitato colto in flagrante mentre spreca acqua lavando la propria automobile. Tutto sotto gli occhi compiaciuti e gli applausi del pubblico sui balconi, fotogrammi che ci ricordano alcune vicende vissute nel recente periodo pandemico.

In questa realtà desolata e disincantata dove pare non ci sia alcuna speranza di cambiamento e dove, ormai, ci si rassegna davvero a tutto, scorrono i tanti personaggi di questo film. Diversi tra loro ma che, nel corso della trama e alla sua conclusione, trovano un filo che li unifica.

Dall’ex autista di auto blu (Valerio Mastandrea) riciclatosi come autista su prenotazione (una specie di Uber), all’attore in crisi diventato influencer (Tommaso Ragno), alla cassiera del supermercato che chatta clandestinamente con l’amante (Elena Lietti). E ancora il detenuto interpretato da Silvio Orlando che si ritrova, suo malgrado e in conseguenza di uno scherzo di pessimo gusto, fuori dal carcere in una realtà completamente trasformata e che lui non conosce minimamente. E tanti altri personaggi in un’umanità comunque cinica e sconfitta, in una città dove scoppia anche un’epidemia dovuta, probabilmente, alla presenza di insetti.

Solo nel finale una luce di speranza si fa strada con la pioggia (benedetta) che, finalmente bagna la città e sembra tornare la tanto agognata normalità. Scorrono le note di una bella canzone di Mina. 

Un film con la sceneggiatura, oltre che di Paolo Virzì, di Paolo Giordano, Francesca Archibugi e  Francesco Piccolo che vuole descrivere una realtà caotica. Probabilmente ci sono troppi personaggi e il rischio che lo spettatore si perda nel confuso filo narrativo è forte. Presentato fuori concorso a Venezia 79, comunque da vedere anche se Virzì ha fatto, per conto mio, cose assai migliori.

 

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