ISTRUZIONE
Se l’Italia fosse un paese mediamente istruito e non quel che appare sotto gli occhi di tutti, un paese con elevati indici di analfabetismo funzionale, con pochi lettori di libri e quotidiani e con migliaia e migliaia di persone che faticano anche a leggere e comprendere un testo di media lunghezza e difficoltà analitica, avrebbe probabilmente anche una diversa classe politica. Non quell’accozzaglia di beceri politicanti che hanno riempito le liste presentate in questi giorni nelle austere stanze del ministero dell’interno.
Istruzione, altra parola assai in voga in tempi di campagna elettorale. In tutti i programmi dei partiti si annunciano ambiziose innovazioni per la scuole e le università. C’è chi promette l’assunzione di migliaia e migliaia di precari nella speranza che questi ci credano almeno quel tanto che basti per mettere la croce sulla scheda elettorale, chi assicura il tempo pieno in tutte le scuole primarie assecondando, in qualche modo, il concetto di scuola come parcheggio per i figli, chi insiste con il trito e ritrito e, assai brutto, motivetto della scuola che deve formare per il mondo del lavoro. Insomma, l’albergarizzazione della scuola, ovvero più istituti alberghieri meno licei che abbiamo bisogno di cuochi e camerieri a basso costo mica di cittadini e cittadine consapevole e in grado di articolare qualche ragionamento di senso compiuto.
Insomma, se c’è un ambito nel quale traspare tutta la pochezza e la sciatteria dei contenuti proposti dai partiti candidati alle prossime elezioni, questo è quello dell’istruzione. Che, per conto mio, è una delle principali emergenze (emergenza vera) di questo paese. Ma tant’è e, con buona probabilità, nel prossimo governo siederà anche un uomo che una volta disse, che con la cultura non si mangia. Quindi, e in sintesi, che è sostanzialmente inutile richiedere e ricevere una formazione che consenta quantomeno di comprendere quel che accade, di emozionarsi davanti a un bel quadro, di appassionarsi leggendo un libro o guardando un film. Meglio servire alla tavola di qualche pizzeria di Briatore senza diritti e senza tempo libero e liberato. Con la cultura non si mangia, eccolo lo spot di questi ignobili personaggi che si apprestano a guidare questo paese.
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