GIOVANI

Chi sono i giovani? Coloro che hanno tra i diciotto e i trent’anni o anche oltre visto che viviamo in una società piena di evergreen? Ora, accogliendo la prima che ho scritto, è evidente il fatto che i giovani sono assai trascurati in questa campagna elettorale. Se provassimo a contare i candidati con età inferiore ai trent’anni, lista per lista, li conteremmo forse e quasi con le sole dita delle nostre mani. E quelli che ci sono vengono propagandati dai loro partiti neanche fossero rari esemplari, panda in via di estinzione. Eppure, il futuro dovrebbe essere loro e la politica dovrebbe occuparsi del presente ma, soprattutto, del futuro. Ai giovani negli ultimi anni sono state ‘ammollate’ pessime riforme della scuola e del lavoro. Basti pensare, e per andare in ordine cronologico, alle ‘ideone’ di Matteo Renzi sulla ‘buona scuola’ e sul ‘job act’. I giovani sembrano inesorabilmente condannati a un destino di lavoretti precari con paghe e condizioni prossime allo schiavismo che ne compromettono anche la possibilità di una buona vita di relazione. Ma i voti dei giovani pesano come quelli dei vecchi o degli stagionati che, probabilmente, vanno a votare anche di più . E sia ben chiaro coloro che hanno vissuto buona parte della loro vita lavorativa con qualche straccio di garanzia non hanno certo responsabilità particolari per quel che è avvenuto dopo come certe narrazioni vorrebbero farci credere.

Soffermandoci sulle proposte di una certa parte politica, quella che probabilmente vincerà le elezioni, appare evidente il progetto di una società etica con processi di disciplinamento molto spinti. Il lavoro, anche quello a condizioni assolutamente svantaggiate, considerato come un vero e proprio dovere patriottico e non come un mezzo per ottenere un reddito necessario per il proprio sostentamento. Qualche fenomeno propone addirittura un ritorno alla leva obbligatoria mentre le cosiddette ‘baby gang’ sembrano far paura più di mafia, ndrangheta e camorra messe insieme. E sulla scuola gli unici dibattiti veri sono quelli intorno al saluto formale al professore che entra in classe e al dress code con qualche inevitabile spruzzata della solita magica parola, ‘meritocrazia’. Insomma una povertà assoluta di contenuti ai quali solo i giovani che, per quanto riesco a percepire, sono molto più avanti della politica su temi come quelli dei diritti civili, delle questioni di genere e della salvaguardia dell’ambiente, potrebbero dare risposta. Magari tornando a riempire le piazze con i loro sorrisi, i loro visi ancora liberi da pesanti segni del tempo e, perché no, la loro giusta e legittima rabbia.  

Commenti

Post popolari in questo blog