FLAT TAX
La curva di Laffer, rilevante argomento di un esame di economia sostenuto tanti anni fa. Neanche particolarmente complesso. Arthur Laffer, economista ultra liberista e consulente di Ronald Reagan, disegnava un grafico che presentava l’aspetto di una cima montuosa. Una vetta che doveva rappresentare il limite oltre il quale l’aumento della pressione fiscale avrebbe comportato, diversamente da quel che poteva immaginarsi, una riduzione delle entrate da parte di Stato ed enti pubblici. Insomma, la base scientifica per politiche fiscali contrarie al principio della progressività dell’imposta e favorevoli, appunto, all’introduzione della cosiddetta ‘flat tax’, la tassa piatta argomento elettorale di grande attualità dalle nostre parti.
La flat tax, con diverse varianti, è proposta da tutti i partiti che costituiscono lo schieramento di destra. La Lega propone, addirittura, una tassa piatta al quindici per cento, Forza Italia arriva al ventitré per cento, mentre i fratellini d’Italia guidati da donna Giorgia Meloni propongono una confusa tassa incrementale su quanto si guadagna in più durante un anno d’imposta rispetto al precedente.
Alla base di tutte queste proposte c’è, fondamentalmente, l’idea che pagando tutti meno tasse ne guadagnerebbe l’economia in generale. Intanto, sostengono questi fenomeni di casa nostra, ci sarebbe meno evasione fiscale. E ti credo! Eliminare l’evasione, eliminando le tasse in pratica. E, poi, vuoi che i ricchi, sempre più ricchi non lancino qualche monetina verso chi sta in basso nella scala sociale? La cosiddetta teoria della goccia sperimentata in questi anni di feroce neo liberismo con diversi strumenti e proposte e che ha avuto come unico effetto quello di aumentare la forbice tra chi ha tanto e chi praticamente niente. E’ vero, con la flat tax anche quei lavoratori dipendenti che campano con salari tra i mille e i duemila euro al mese ricaverebbero qualcosa. Ma perderebbero molto di più visto che è impossibile immaginare la flat tax senza un ulteriore smantellamento di quel che resta del welfare. Quindi, e in sintesi, quei centro, duecento euro in più in busta paga, non sarebbero neanche sufficienti per pagare un’inevitabile visita in un ospedale privato o per iscrivere e mantenere i propri figli in una scuola, appunto e ancora, privata. Perché la flat tax vuole i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Con la sostanziale privatizzazione di quel che resta nel pubblico. Una misura economica ideata e proposta dagli economisti di quelle scuole che hanno dato fondamento teorico a quelle politiche di macelleria sociale attuate nei paesi occidentali a partire dai tempi di Reagan e Thatcher. Insomma, chi propone questa robaccia è nemico dei poveracci. Che dovrebbero ricordarselo bene quando certi signori e certe signore verranno a far passarelle elettorali nei loro quartieri.

Commenti
Posta un commento