MOVIMENTO
Si può fare politica anche al di fuori dei partiti e dei palazzi istituzionali. Già, ci sono i movimenti, la partecipazione dal basso, strutture e aspetti dell’agire politico dei quali ci sarebbe davvero bisogno. In effetti non è vero che non ci siano movimenti politici attivi nel paese al di fuori dei partiti. Solo che, al solito, i media mainstream danno poco spazio alle loro attività. Per guadagnare qualche riga sui giornali occorre, talvolta, inscenare manifestazioni che sfocino in qualche scontro con la polizia, altrimenti nisba. E anche quando si parla, su quotidiani e notiziari, di scioperi o proteste da parte di questa o quella categoria di lavoratori, si pone l’accento non sulle ragioni delle stesse dimostrazioni ma sugli effetti che avranno, che ne so, sul traffico o sullo spostamento delle poveri genti magari private per qualche ora di autobus o metropolitane.
E’ vero, comunque, che negli ultimi anni l’attività dei movimenti si è fortemente ridotta e ridimensionata e che, per conto mio, uno dei principali problemi di questo paese è quello di scontare una scarsa partecipazione dal basso e diretta da parte dei cittadini, giovani o vecchi, lavoratori o precari, donne o uomini. Certamente, qualcosa ancora si muove nei movimenti che lottano per il diritto all’abitare, per quelli che s’oppongono a progetti inutili che devastano l’ambiente, agli attivisti che si preoccupano concretamente di salvare il pianeta.
Ma pur con tutta l’approssimazione analitica di uno che non sta più da tempo dentro questi movimenti e che, quindi, si affida a quel che legge e a ciò che fiuta nell’aria e riesce a percepire, c’è un sostanziale immobilismo dettato da tante e differenti cause. E lo abbiamo visto anche durante il periodo della pandemia e dopo. Le discutibili misure di contrasto al Covid hanno ricevuto critiche sin troppo flebili lasciando, troppo spesso, campo per proteste e rivendicazioni dai contenuti assai dubbi per non dire altro, a movimenti di fascisti e negazionisti. E, invece, anche sul tema della pandemia tanto ci sarebbe stato da dire, rivendicando una sanità pubblica e universale o ponendo l’indice su tutte quelle misure che hanno limitato la libertà degli individui. Ad esempio il green pass, misura politica e non sanitaria. E ci sarebbe da riflettere sul fatto che il virus sembra improvvisamente scomparso e che gli unici che, incredibilmente, continuano a pagare il prezzo di discutibili misure emergenziali sono coloro che, a mio parere, hanno scelto legittimamente di non vaccinarsi. Soggetti spesso e ancora esclusi da parte della vita sociale e dalla possibilità di esercitare la loro professione.
Non sono mai stato un sostenitore del ‘tanto peggio, tanto meglio’, ma disperatamente non resta che sperare che, almeno, dall’annunciata tragedia della prossima tornata elettorale nascano movimenti forti e determinati che riescano, in qualsiasi modo, a ribaltare il fosco quadro politico e sociale che ci aspetta e a rivendicare e imporre una società più giusta.
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