DONNE
Paradosso, una figura retorica che mette in risalto situazioni nelle quali emergono ragionamenti contraddittori.
Parliamo di donne. Con buona probabilità, dal prossimo autunno per la prima volta nella sua storia l’Italia avrà una donna come presidente del consiglio. Il paradosso è che questa donna è segretaria del più maschile e maschilista dei partiti che si presentano alle elezioni politiche. Un partito che già nella sua denominazione è totalmente declinato al maschile, Fratelli d’Italia (e le sorelle?), un partito che nei suoi principi etici relega sostanzialmente le donne ai ruoli definiti già nel ventennio mussoliniano. Il ruolo delle donne è sostanzialmente quello legato alla riproduzione e al lavoro di cura. Poi c’è qualcuna ‘meglio delle altre’ che ce la fa a conciliare le esigenze della famiglia (una delle tre magiche parole di una pessima triade) con quelle di una professione che può essere anche politica.
Giorgia Meloni parla sempre al maschile, lei e il suo partito sono paladini nell’ostacolare diritti sacrosanti conquistati dalle donne con anni e anni di lotte, vorrebbero impedire ancor più l’applicazione della legge 194, qualcuno non nasconde di volerla addirittura abolire. In una recente votazione in Senato, gli eredi di Mussolini e Almirante hanno bocciato la parità di genere nel linguaggio ufficiale in Parlamento. Non sia mai! E sono fieri oppositori degli studi di genere che loro chiamato sprezzantemente e manifestando tutta la loro ignoranza, cultura gender. Insomma da bravi fascisti e brave fasciste la figura e il ruolo della donna restano quelli disegnati nell’ideologia del ventennio, quella della già menzionata triade Dio, patria e famiglia. E allora perché l’unico partito che esprime una segretaria donna che potrebbe assumere, prima nella storia, la guida del governo del paese, è un’accozzaglia di nostalgici, reazionari, maschilisti della peggiore specie? Il partito di Ignazio La Russa per intenderci! E’ sicuramente una questione che dovrebbe interrogare tutte quelle forze politiche, non solo parlamentari, che si definiscono aperte, plurali, progressiste, eccetera eccetera, Troppo spesso solo a parole.

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