IO

Salto a piedi pari la lettera muta, la acca, nell'attesa che, magari, mi venga qualche idea al riguardo e m’’immergo nella ‘i’ come io. Io ecco, ovvero e detta nella lingua che fu del vecchio Cicerone, ego. Cogito ergo sum, quello era Cartesio ed era tutta un’altra storia.

Ora parlando dell’io, posso iniziare da citazioni di personaggi meno colti rispetto a quelli menzionati sopra. Un celebre, antipatico quanto bravo, allenatore di calcio afferma che in una squadra ciò che deve prevalere è il noi, mettendo ai margini, quindi, l’io. E, nel miei strampalati pensieri politici e sociali ho sempre ritenuto che il noi dovesse prevalere sull’io e come diceva il Che ciascuno di noi da solo non vale nulla. Insomma, l’unione fa la forza.

Facile a dirsi. In realtà e partendo dalla mia piccola esperienza di vita ho dato grande importanza all'io, alle mie questioni personali, alla cura di me stesso. Aspetti elevati a potenza nella mia condizione di eterno single, senza responsabilità di condivisioni con qualche partner o figli da crescere e accudire.

E’ difficile impresa prestare attenzione nei confronti degli altri, riuscire, addirittura, a prestargli ascolto, assorbiti come siamo nelle nostre e interiori vicende.

Insomma il nostro io prevale spesso anche quando non degenera in forme patologiche come, che ne so, il superomismo. Ci sentiamo troppo spesso unici e indispensabili e questa è una delle più grandi bugie che raccontiamo a noi stessi. Tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile, recita un vecchio adagio ed è assolutamente vero se ragioniamo nella nostra condizione di poveri umani e mortali. In fondo, il mondo esisteva prima che noi ci mettessimo piede e ci sarà anche dopo, disastri climatici e ambientali permettendo.

Quindi, e concludo, dovremmo smettere forse di pensare troppo a noi stessi e concentrarci, invece, sul ‘noi’. Ad agire collettivamente, a far prevalere interessi diffusi e non individuali a comprendere che a muovere la storia non sono tanto le iniziative individuali di personaggi ricordati sul libri ma meccanismi collettivi e che le avanguardie hanno comunque un respiro corto.

Tutte belle parole, certo. Poi si torna al nostro smisurato io che sconfina, talvolta, in egocentrismo. Anche se un po’ di sano individualismo non fa troppo male e, in fondo, è inevitabile. Perché se ho il mal di stomaco ce l’ho io, mica te. Parole di Vasco, altro che Cicerone e Cartesio (…).

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