30 luglio

 OGGETTO (QUASI)

In uno dei suoi romanzi meno celebri, Oggetto quasi, quel genio di Jose Saramago, premio Nobel per la letteratura, fantasticava sulla possibilità che le cose potessero per incanto acquistare una loro indipendenza, comportandosi in modi diversi rispetto alle funzioni alle quali erano preposte e causando agli umani, destinatari finali dei loro servizi, turbamento e sconcerto.

Oggetti, quasi. Quando, soprattutto d’estate stagione calda che impone un abbigliamento comodo e leggero, devo scegliere un paio di pantaloni (o pantaloncini meglio) da indossare, preferisco quelli con tasche capienti e sicure. Non le tasche, a Roma si dice anche saccocce, a soffietto, ma quelle che impediscono agli oggetti contenuti di cadere per terra, di smarrirsi.

Quando esco da casa porto sempre con me alcuni oggetti la cui semplice dimenticanza sarebbe sufficiente per cambiare verso alla giornata. Il mazzo di chiavi, l’ormai indispensabile smartphone, pacchetto di sigarette e accendino e, last but not least, il telecomando per l’apertura del cancello automatico. Sì, perché i residenti di un comprensorio di edilizia popolare hanno pensato bene di blindarsi un po’. Un tempo si diceva che i proletari avevano diritto al lusso oggi, più prosaicamente, sognano la sicurezza. Mah.

Produciamo e possediamo innumerevoli oggetti dei quali son piene le nostre case. Oggetti indispensabili per la nostra sopravvivenza, per alimentarci e per la cura e l’igiene personale, per sederci o per riposare le nostre membra più o meno stanche. E, poi, tutti quegli oggetti ornamentali destinati ad abbellire quei luoghi in cui viviamo. Quadri appesi alle pareti di differente valore artistico e, per quanto mi riguarda, calamite da attaccare sul frigorifero memorie di viaggi in città lontane.

Gli oggetti non hanno un’anima ma soltanto valori d’uso e di scambio come insegnava qualcuno più dotto di me. Tuttavia, dagli oggetti possono scaturire anche emozioni forti e sincere. Non sempre ci si libera facilmente di una ‘cosa’ diventata nel tempo troppo logora e, ormai, inidonea alla sua funzione. E cosa dire su quegli oggetti ritrovati per caso dentro scaffali o contenitori nascosti, magari in occasione di qualche pulizia straordinaria. Ritrovare un oggetto che ci lega a un momento particolare, a un incontro, a una sera, a un periodo durante il quale eravamo altro nel corpo e nella mente, può essere emozionante come ricevere una lettera, un messaggio, una telefonata da qualche persona che si credeva perduta per sempre. Oggetto quasi, ecco.  

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