29 luglio

 ASPETTANDO LA NEVE

Mentre curiosavo navigando in rete e sui social alla ricerca di siti e pagine che, magari, fornissero qualche buona notizia sul meteo dei prossimi giorni e delle settimane che verranno, insomma qualche indiscrezione più o meno attendibile su possibili ‘rinfrescate’ in arrivo, mi sono imbattuto in un gruppo che reca l’impegnativo titolo ‘per tutti quelli che vogliono la neve a Roma’.

Un sito dove si parla, evidentemente, di previsioni metereologiche e dove fanno capolino persone che, a quanto sostengono anche appassionatamente, amano le stagioni e le temperature fredde e odiano, neanche troppo cordialmente, il caldo. E che vivono, quindi, queste giornate umide, roventi e tropicali come un vero e proprio flagello divino.

Ma, a parte la natura e l’affidabilità di questa pagina social dove sedicenti (?) meteorologi informano sul passaggio dei venti e sull’alternanza delle perturbazioni e degli anticicloni, il titolo mi sbloccava particolari ricordi legati, per l’appunto, alla neve a Roma.

In realtà alla neve a Roma non siamo proprio avvezzi e le uniche persone che possono dire di conoscerla bene sono quelle che amano smisuratamente gli sport invernali e si permettono, bontà loro, qualche settimana  in Trentino o in Valle d’Aosta durante i mesi da dicembre a febbraio .  

A Roma, pensate un po’, si parla ancora della celebre e impetuosa nevicata del 56, che ispirò anche alcuni pezzi musicali assolutamente apprezzabili. La nevicata del 56 consigliabile soprattutto nella versione cantata dall’indimenticata Mia Martini, e ‘Il 56’ proprio questo il titolo parole e voce dello strepitoso Francesco De Gregori.

Nel 56 non ero ancora nato e per avere un’altra forte nevicata a Roma (non gli insignificanti quattro fiocchi che neanche bagnano il terreno), fu necessario attendere il 1985. E ricordo che quella nevicata venuta giù proprio nell’imminenza della ripresa delle lezioni scolastiche dopo le festività natalizie, fu accolta da noi studenti come un’inaspettata manna piovuta dal cielo.

Le vacanze si prolungarono di una settimana ma all’entusiasmo iniziale seguirono le inevitabili preoccupazioni per una situazione climatica alla quale noi romani non eravamo, evidentemente, abituati.

Per quanto mi riguarda rammento il divertimento delle prime ore seguite alla grande nevicata notturna, con la neve, appunto, ancora soffice e pronta per essere scagliata contro chiunque ci capitasse a tiro. Poi, però, la neve diventò ghiaccio e l’unico divertimento, in realtà un po’ sadico e irresponsabile, era quello di veder scivolare e ruzzolare qualcuno sul tappeto bianco che aveva ricoperto le strade. Per conto mio provavo una grande invidia per tutti quelli che, in quei giorni, si mostravano con un dress code adatto a quei singolari giorni, con giacche a vento all’ultimo grido e, soprattutto, con i Moon Boot, gli scarponi adatti per la neve, buoni per improvvisate (e un po’ ridicole) gare di sci o per passeggiare disinvoltamente sull’asfalto imbiancato senza alcun timore di ruzzolare per terra, come si diceva in gergo un po’ coatto, a quattro di bastoni.

A memoria quella dell’85 fu l’ultima grande nevicata romana accostabile a quella mitica del 56. Poi, è vero, ce ne fu un’altra significativa nel gennaio del 2012 con tutta la gente che immortalava il momento storico scattando foto attraverso telefonini di ultima generazione. Per il resto, quattro fiocchi, insomma roba da Pretura.

Non so se nel prossimo inverno ci sarà la neve, quattro fiocchi o un remake assai improbabile del 56 o dell’85. Per ora non resta che seguire questi improvvisati meteorologi da social che cercano, almeno, di alleviare la vita a chi non ne può più di quest’estate rovente e sogna, di notte e di giorno, di risvegliarsi ammirando un paesaggio innevato. Possibilmente con un bel paio di Moon Boot ai piedi. Eleganti e, soprattutto, pratici.  

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